Tecnopolo di Modena, 300 ricercatori e 10 spin off a servizio dell’innovazione

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Quasi trecento ricercatori al lavoro, una decina di spin off universitari, ma soprattutto porte aperte alle imprese. È il Tecnopolo di Modena, il luogo pensato dalla Regione per far incontrare le aziende e i laboratori universitari, generando innovazione e quel salto di qualità di cui il nostro tessuto produttivo ha bisogno per rafforzare la propria competitività e agganciare stabilmente la ripresa.

Il Tecnopolo, uno dei 10 che fanno parte della Rete Regionale Alta Tecnologia, è stato inaugurato a Modena nel dicembre 2014 all’interno del Campus di Ingegneria “Enzo Ferrari” dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Ha richiesto un investimento pari a 5,7 milioni di euro coperti grazie al finanziamento europeo messo a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna, all’impegno e alla disponibilità dell’Ateneo e al sostegno di Camera di Commercio e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Dal Tecnopolo è possibile avere accesso ai laboratori dei centri interdipartimentali Intermech-MORE per la meccanica avanzata, Softech-ICT per le tecnologie dell’informazione e al Centro interdipartimentale di Medicina Rigenerativa e Cellule Staminali “Stefano Ferrari” (CIDSTEM). All’interno del Tecnopolo, comprendente anche spazi ricavati dall’ampliamento dei Laboratori Pesanti del DIEF, ha sede anche un incubatore per spin off universitari e la Fondazione Democenter, cui spetta il compito di accogliere le imprese per comprenderne i bisogni e individuare finanziamenti e opportunità per darvi risposta.

I lavori per la realizzazione del Tecnopolo sono iniziati il 27/09/2012 e si sono conclusi il 31/05/2014. Gli interventi sono progettati e realizzati rispettando le più aggiornate normative antisismiche; sono stati introdotte alcune soluzioni particolarmente innovative di contenimento energetico, in collaborazione con il delegato d’Ateneo per il risparmio energetico Paolo Tartarini di Unimore: cool roof che ha permesso di abbattere del 90% l’assorbimento della radiazione solare, impianto fotovoltaico in copertura, facciata ventilata, sensori di presenza in tutti i locali ai quali sono collegati il funzionamento dell’impianto di illuminazione e condizionamento ambiente.

“La realizzazione della struttura che ospita il Tecnopolo di Modena – afferma il Rettore dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia prof. Angelo O. Andrisano – rappresenta in questo momento il contributo più significativo che le istituzioni possono dare alla crescita del territorio ed al sistema delle sue imprese. In questo spazio trovano sede alcune delle eccellenze che hanno distinto UNIMORE nel campo della ricerca industriale e tecnologica e della medicina. Avere una struttura che sia un incubatore di spin off e start up di impresa è un’operazione di grandissimo rilievo e strategica per il rilancio dei territori. Nel Tecnopolo trovano sintesi importanti e validi progetti di ricerca che, insieme alle imprese, stiamo portando avanti con personale strutturato e giovani ricercatori, chiamati a confrontarsi sulle problematiche connesse allo sviluppo dei processi, alla qualificazione dei prodotti ed all’apertura di nuove frontiere della tecnologia. L’obiettivo di questo, che sarà il più grande laboratorio di ricerca di tutta la provincia, è aiutare le imprese ad essere più competitive”.

“La  ricerca e l’innovazione sono l’asse essenziale per il rilancio dell’economia europea e per la crescita dell’occupazione – commenta Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna – la  Regione sarà impegnata ad ottenere il riconoscimento dell’Emilia Romagna come grande Hub europeo della ricerca, valorizzando e investendo sulle infrastrutture e le competenze, ma soprattutto sulla ricerca, in collaborazione con l’industria. L’inaugurazione del Tecnopolo modenese, in questo senso, rappresenta un tassello importante, che si aggiunge alla Rete Alta Tecnologia e dei Tecnopoli, coordinata da Aster e costituita da 10 Tecnopoli, 82 laboratori di ricerca industriale e 14 centri per l’innovazione. Questa rete va ulteriormente rafforzata e, all’interno di Horizon 2020, va messa nelle condizioni di operare come una sola grande infrastruttura di dimensione europea. Così facendo, la Rete può configurarsi come fattore  di attrattività internazionale per investimenti e talenti, oltre che per le imprese che su questo territorio vogliono investire nel campo dell’innovazione e della ricerca”.

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